Belpasso

Belpasso (Belpassu o Malpassu in siciliano) è un comune italiano di 28.181 abitanti[4] situato alle pendici dell’Etna nella città metropolitana di Catania in Sicilia. È il nono comune più popoloso della città metropolitana di Catania e ne vanta uno tra i territori più estesi (dalla sommità dell’Etna fino ai confini con la provincia di Siracusa). All’interno del grande territorio del paese si estende una vastissima area industriale che ospita tra l’altro il quinto Centro Commerciale più grande d’Italia, Etnapolis, e il Parco Acquatico più grande del Sud Italia, Etnaland.

Il paese di Belpasso sorge alle pendici dell’Etna, a sud del Vulcano e il territorio comunale si estende dalla sommità del vulcano fino al confine meridionale della città metropolitana di Catania.

Il paese è caratterizzato da una pianta a scacchiera, insolita per la Sicilia, adottata al momento dell’ultima ricostruzione avvenuta nel 1901 questa si basò infatti su uno schema razionale, con isolati simmetrici di forma quadrata, disegnato dal mastro Michele Cazzetta. Quasi tutte le vie non hanno nomi specifici ma si distinguono semplicemente in “rette” e “traverse”, seguite da un numero romano in ordine crescente da I a XX. Per questa sua conformazione viene chiamata “la scacchiera dell’Etna”

La prima menzione del paese, con il nome di Santa Maria del Passo risale al 1305[5]. Il successivo toponimo di Malpasso (Malupassu) derivava dalle caratteristiche della zona: passu indica, infatti, una zona con frequente passaggio, mentre malu, aggiunto all’inizio, si riferiva a luogo pericoloso e disagevole (dal latino malus) o, più probabilmente, alla presenza di alberi di mele (da malum) o secondo alcune versioni per la produzione del miele. Gli abitanti del paese presero il nome di malpassoti.

Molto interessante è l’analogia con il paese di Malpaìs sito a nord della più orientale delle Canarie, Lanzarote (ES). Il nome Malpaìs deriva da paìs malo poiché Malpaìs fu ripetutamente distrutto dalle colate laviche provenienti dal cratere che si trova nelle vicinanze della cittadina, tanto da meritarsi l’appellativo di cattivo paese. Probabilmente anche l’origine del nome Malupassu risente dell’influenza spagnola derivante dalla dominazione avuta in Sicilia dal 1516 al 1713. Altra analogia a supporto di tale tesi è la natura del terreno, in entrambi i casi generato da colate laviche ed interessato da piogge di ceneri vulcaniche e lapilli di bassa granulometria provenienti dai vicini crateri di emissione.

A Malpasso (malupassu in siciliano) appartenevano una serie di borghi e villaggi: Guardia di Malpasso e Bottighelle, a nord-ovest, Nicolosi, a nord-est, Sant’Antonio, a sud, e ancora, Annunziata di Malpasso, Fallachi, Misericordia di Malpasso, Fondaco Vecchio e Fondaco Nuovo. Il paese venne distrutto dall’eruzione dell’Etna del 1669, che interessò in parte anche Catania, coperto il paese da uno spesso strato di lava fuoriuscita da un cratere, apertosi a nord degli abitati di Mompilieri e Nicolosi: i Monti Rossi. Gli abitanti superstiti lo rifondarono, in una zona piuttosto distante dall’originario abitato, all’epoca denominata “contrada Grammena”. Il nuovo centro prese il nome di Fenicia Moncada, derivata dall’araba fenice e dalla potente famiglia dei Moncada, principi di Paternò e feudatari della zona, e gli abitanti ebbero nome di “fenicioti”. Anche questo centro venne tuttavia abbandonato, a causa delle distruzioni subite con il terremoto del 1693.

Il paese attuale venne rifondato una terza volta in una zona ancora diversa situata più a nord dei due siti precedenti prendendo il nome di Stella Aragona (l’attuale quartiere di Borrello) all’epoca conosciuta come “Piano Garofalo”, a cura della locale famiglia Bufali con il benaugurante nome di Belpasso.

Barbarino Carbonaro, sindaco di Belpasso dal 1883 al 1887. Durante la sua sindacatura infatti furono realizzati il Teatro Comunale, il pubblico Macello ed il nuovo Cimitero. Iniziò le pratiche per la realizzazione della nuova ala della chiesa madre. Fu protagonista della vita politica e sociale dell’ultimo ottocento. Esponente della massoneria dell’alto Simeto e del socialismo riformista di Peppino De Felice – onorevole e sindaco di Catania, fondatore dei Fasci Siciliani- Aveva il suo caposaldo nel Circolo degli Operai di mutuo soccorso (ove ancora oggi si conserva un suo dipinto su tela).

Nello stemma cittadino è rappresentata l’araba fenice, in riferimento alla capacità di rinascere dalle proprie ceneri, e alla medesima caratteristica si riferisce anche il motto, Melior de cinere surgo, (risorgo migliore dalle ceneri) posto al di sotto dell’essere mitologico. Infatti nel paese esiste una scuola-calcio che prende il nome appunto dal simbolo belpassese, la scuola-calcio si chiama “Fenice Belpassese“.

Architetture religiose

  • Duomo collegiata di Santa Maria Immacolata
  • Chiesa di Sant’Antonio da Padova (ex Convento)
  • Chiesa di S. Antonio Abate (quartiere Sant’Antonio)
  • Chiesa della Madonna del Carmine
  • Chiesa del Cristo Re (quartiere Purgatorio)
  • Chiesa di San Giuseppe
  • Chiesa di San Rocco (quartiere San Rocco)
  • Chiesa di Santa Maria della Guardia (quartiere Borrello-Stella Aragona)
  • Chiesa della Consolazione
  • Chiesa di Santa Anna
  • Chiesa di San Leo (contrada San Leo)

A queste si aggiungono le chiese sconsacrate:

  • Chiesa della Misericordia (Valcorrente)
  • Chiesa di Santa Barbara (Sulla SP 160 Ragalna-Nicolosi)

Altri luoghi d’interesse

Piantina topografica con la collocazione dei resti della “Cisterna della Regina”

  • Santuario costruito sul luogo delle apparizioni, tuttora in corso di riconoscimento, della Madonna della Roccia.
  • Cisterna della Regina
Exquisite-kfind.png Lo stesSituata a nord-est del paese, fece parte di una residenza edificata dalla regina Eleonora d’Angiò dopo la morte del marito (che le fu imposto per garantire la scarcerazione del padre prigioniero degli Aragona) Federico III d’Aragona (1337, presso il monastero benedettino di San Nicola. La villa, probabilmente rimaneggiata nel XVII e nel XIX secolo[6], venne investita da una colata lavica nel 1910 che si arrestò dopo averne ricoperto la maggior parte delle strutture: dell’originario edificio resta riconoscibile un solo vano e una struttura con un piccolo altare in origine affrescato, mentre nella zona si notano una serie di viali, pertinenti al giardino, convergenti su una terrazza con sedili in muratura. La cisterna della villa, a pianta circolare e scoperta (35 m di diametro), doveva raccogliere le acque piovane dalle varie terrazze ed è parzialmente riempita dai materiali dell’eruzione.

Salinelle di San Biagio in C.da Vallone Salato

  • La città di Belpasso ospita, altresì, nel suo territorio una vastissima area industriale, dove si trovano numerosissime aziende di portata nazionale