Biancavilla

Geografia fisica

Il comune è situato alle falde dell’Etna, a 675 metri sul livello del mare, a nord-ovest della città di Catania, su di un lastrone magmatico che strapiomba sulla valle del Simeto a meno di 4  km in linea d’aria dal fiume.

Territorio

Il territorio comunale[2] condivide la sommità dell’Etna in un punto geometrico teorico con altri nove comuni, in direzione sud-ovest, fino al fiume Simeto, e scorre come una lunga colata lavica dalla sommità dell’Etna con un dislivello complessivo di oltre 3.000 metri. Comprende 3.830 ettari delParco dell’Etna a cui partecipano altri 10 comuni pedemontani. Confina a nord-ovest con il comune di Adrano, a nord-est con Ragalna e Belpasso, a sud-est con quello di Santa Maria di Licodia e a sud-ovest con il comune di Centuripe.

Clima

In base ai dati dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Cataniail clima della cittadina é di tipo continentale, con grandi estremi;la temperatura media nel mese di gennaio è di 4 °C, nel mese di luglio è di 23 °C con una media annuale di 12 °C.[3] Biancavilla è caratterizzata da: autunni fino a Novembre generalmente miti, ma che iniziano verso la fine del mese a portare pioggia e freddo; inverni abbastanza vari,con spesse giornate di sole e clima molto mite,ma comunque con temperature minime generalmente fredde e con giornate di piogge o intense bufere di neve con temperature notturne fino a -9°C; primavere inizialmente fresche e con occasionali e rare nevicate di breve intensità e delle piogge, ma poi verso Maggio si assiste ad episodi di afa; infine le estati sono davvero calde e afose, fino a 41 °C, ma anche con giornate fresche di temporali e nebbia, verso la fine delle stagione spesso. Le notti sono comunque fresche e miti. Le temperature riportate qua sotto si riferiscono ovviamente ai confini urbani classificati come di bassa montagna a quasi 700 metri di quota e con clima continentale umido.

Exquisite-kfind.png Ignimbrite di Biancavilla-Montalto

Nelle vicinanze dell’abitato di Biancavilla, all’interno del Vallone San Filippo, a contatto con i cumulo – duomi del Monte Calvario, è presente il deposito lavico noto come ignimbrite di Biancavilla-Montalto, formatosi nel periodo pleistocenico a seguito di numerose stratificazioni eruttive dell’Etna.

Impatto ambientale

Per alcune sue modalità di cristallizzazione, di tipo asbestiforme, la fluoro-edenite presente nei depositi è oggetto di attenzione per la potenziale azione carcinogena, che si manifesta con lo sviluppo di mesoteliomi pleurici e peritoneali[4].

Lo sviluppo tumorale è confermato solo da alcuni “fattori ambientali vulcanici” ovvero una elevata concentrazione di alcuni elementi (HCO3 ,SO4, SiO4silicato, X2-Si8O22(OH)2, Ca, Mg, F, Cl, B, Mn, Fe e V) nelle acque provenienti dalle falde del vulcano Etna[5], ed anche la concentrazione di altri elementi detti Inosilicati asbestiformi Anfibolici, classificati come Fluoro-edenite (NaCa2Mg5(Si7Al) O22F2) trovati nelle cave in aree vulcaniche di natura ignimbritica (cioè fibre nel sistema di fratture centrali con minerali ricchi di fluoro, innanzitutto presenti nei pori e cavità delle rocce ricche di fluoroapatite)[6].

Storia

Periodo paleolitico

Grazie all’abbondante presenza di sorgenti naturali e di grotte laviche, il territorio di Biancavilla fu abitato sin dal paleolitico superiore, dai Sicani prima, e dai Siculi dopo, come testimoniato dai reperti conservati presso il museo civico di Adrano[2] ritrovati in diversi siti archeologici esistenti anche all’interno dell’attuale centro abitato.

Periodo della fondazione

La fondazione dell’attuale città risale al XV secolo, quando un gruppo di profughi albanesi provenienti dai Balcani, guidati da Cesare Masi, ottennero il permesso di abitare nel sito,[7], dal conte Gian Tommaso Moncada, il quale chiese ed ottenne la “licentia populandi” dai presidenti del Regno di Sicilia Santapau e Centelles. La colonia fu insediata nella zona allora chiamata Callicari o Poggio Rosso[8][9]. I greco-albanesi portarono con sé l’icona della Madre di Dio dell’Elemosina, tuttora oggetto di speciale e ininterrotta devozione.

Per un breve periodo il comune venne chiamato “Casale dei Greci” e raramente Greci-Moncada, e per ultimo dal 1599 Biancavilla, forse in omaggio alla regina Bianca di Navarra.

Il XVII secolo

Il culto di San Placido, Patrono della città, si diffuse a Biancavilla nel XVII secolo, quando l’abate del vicino monastero di Santa Maria di Licodia nel 1602 alla chiesa madre cittadina le reliquie del santo, il cui culto si era diffuso in tutta la Sicilia, a seguito del rinvenimento a Messina di numerosi resti di martiri nella chiesa di San Giovanni Battista.

San Placido fu dichiarato patrono e protettore della terra di Biancavilla, il 23 settembre 1709 dal vescovo di Catania Mons. Andrea Riggio, “per essere sfuggiti alla crudele strage (terremoto gennaio 1693 che distrusse Catania e tutta la Sicilia orientale) […] perché in futuro (la terra di Biancavilla) non sia distrutta dall’eccidio del terremoto e […] perché questa devozione rimanga salva nel ricordo dell’evento”.

Il Suo “patronato” si inserisce così a quelli più antichi “ab immemorabile” che la città ha riservato sin dalla sua fondazione alla Madonna dell’Elemosina e a San Zenone martire d’Arabia.

« Si sappia quanto amore è insito in me, verso la mia diletta Patria, la quale ho cercato di illustrare, colla speranza di trasmettere ai miei concittadini questo ardente amore, affinché sia loro incitamento a rendere grande e illustre la Città.(da Storia di Biancavilla, Gutenberg, 1953) »
(Placido Bucolo)

Il periodo successivo fu caratterizzato da eruzioni dell’Etna, da epidemie, dalla siccità e da diverse vicende belliche, che tuttavia interessarono solo marginalmente la città. La fortunata combinazione fu attribuita all’intercessione della Madonna dell’Elemosina. Il 3 ottobre 1948 l’icona della protettrice, venne solennemente incoronata con decreto del Ven.le Capitolo Vaticano, e il consiglio comunale deliberò l’atto di consacrazione della città alla Beata Vergine Maria dell’Elemosina.