Milo

Le origini e la storia di Milo

Baroni, vescovi e potenti di Sicilia salivano durante il medioevo a dorso di mulo o a cavallo fino all’acqua di Milu per conferire con Giovanni d’Aragona, duca di Randazzo, Atene, Neopatria, e massima autorità politica nel regno di Sicilia.
Questo Giovanni, fratello del re Pietro Il e Vicario del Regno, nonché tutore del piccolo Ludovico, intorno al 1340 fece costruire fra i boschi del Milo una chiesa dedicata a S. Andrea, alla quale assegnò un feudo e ordinò che fosse priorato della Chiesa di Catania. Giovanni, che dimorava nel Castello Ursino di Catania, trascorreva parte della stagione estiva a Milo nella “casa addetta alla Chiesa di S. Andrea ch’egli aveva edificata” (scrive Io storico Di Blasi nel ‘700) e lì venivano spesso i potenti per incontrarsi con lui, sicché Milo assunse saltuariamente il ruolo di centro politico estivo della Sicilia.
A Milo, Giovanni tornò nel 1348 per sfuggire alla peste che imperversava a Catania ma il viaggio non fu sufficiente a salvargli la vita e le sue spoglie furono mestamente trasportate attraverso i boschi di Milo fino alla cattedrale di Catania dove ancora riposano. Con la morte di Giovanni, anche Milo perse la sua importanza ma la vita continuò e la comunità si accrebbe di altre anime.
Il Vescovo di Catania Simone De Puteo concesse la chiesa e il feudo ai Certosini che vi fabbricarono un convento con fondi concessi da Artale Alagona. Successivamente il convento passò di mano in mano, dai Certosini ai Benedettini (fino al 1643) ai Teresiani (fino al 1651).
Giuridicamente il territorio di Milo fu parte della contea di Mascali fino al 1815, quando il borgo di Giarre acquistò l’autonomia e Milo e S. Alfio furono annessi al nuovo comune.
In quegli anni Milo era un grosso borgo che viveva soprattutto dei suoi boschi e di altre attività legate all’agricoltura e alla pastorizia; nel 1812 contava ben 1.020 abitanti e la popolazione continuò a crescere nel corso di tutto il secolo. Nel 1905 il paese era collegato con una buona strada al fiorente Fornazzo, centro della lavorazione del legno e della produzione e commercio della neve. Dopo la prima guerra mondiale ha inizio lo sviluppo turistico di Milo: il barone tedesco Wilelm von Gloeden, che aveva lanciato Taormina nel turismo internazionale, venne a stabilirsi per qualche tempo a Rinazzo, (quartiere fra Milo e Fornazzo) ed a Milo vollero stabilirsi anche il pittore Roberto Rimini ed il professor Salvatore Citelli, il quale nel 1935 fece costruire a sue spese, con lo scopo di valorizzare turisticamente la zona, il rifugio che da lui prende il nome. Tra il 1950 e il 1951 Milo visse l’esperienza più terribile della sua storia: dal 26 novembre 1950, quando si aprirono due bocche eruttive a quota 1 .800 metri, fino ad aprile dell’anno seguente, quando i milesi sfollati nei centri vicini tornarono a casa. La grande paura passò, ma le ferite inferte al territorio dall’eruzione rimasero per sempre: scomparirono le Fontanelle del Milo sotto Monte Fontane, scomparì la famosa acqua dello Scarbaglio che solo nel giugno dell’anno seguente verrà riportata in superficie dai tecnici del Genio Civile furono divorati ettari di vigneto, frutteto e bosco, decine di casette rurali, palmenti, trazzere. Per mesi Milo sembrò un teatro di guerra e fu meta di decine di personalità del mondo scientifico e politico. Paradossalmente fu proprio in questi mesi terribili che cominciò a maturare l’idea dell’autonomia comunale. La storia dell’autonomia di Milo era cominciata nel 1923 quando i rappresentanti di S. Alfio firmarono un documento nel quale promettevano di concedere a Milo l’autonomia, considerato che i milesi offrivano il loro appoggio a S. Alfio nella lotta contro il comune di Giarre per ottenere l’autonomia. S. Alfio la ottenne subito, mentre Milo dovette attendere la fine della seconda guerra mondiale quando, ritrovato l’antico documento, fu intrapresa una lunga battaglia finita con la votazione a Sala d’Ercole della legge regionale n. 8 del 29 gennaio 1955 nella quale si decretava che le frazioni di Milo e di Fornazzo sono erette a comune autonomo.