Zafferana Etnea

La storia zafferanese

Da quale data comincia la storia di Zafarana? Sulla scorta di un documento notarile, possiamo stabilire che la formazione del primo quartiere  – quello di San Giacomo – fu nei primi decenni del 600. Nei primi decenni del 700 alcune famiglie di contadini provenienti da Trecastagni, Viagrande ed Aci S Antonio si stabilirono in pagliai e grotte laviche siti nel territorio dove oggi è presente Piazza Umberto 1 dedicandosi alla pastorizia. Dal punto di vista civile l’amministrazione era attribuita alle corti di Trecastagni e Viagrande mentre dal punto di vista religioso la zona risultava sottoposta alla giurisdizione della Chiesa Madre di San Nicola di Trecastagni. Accadeva così, che gli abitanti per qualunque atto, stipula di affari, pagamento di tasse ed altro dovevano perdere intere giornate lavorative per il lungo e tortuoso percorso che dovevano intraprendere. Nacque così un desiderio di emancipazione religiosa e politico-amministrativa, ottenere l’autonomia avrebbe permesso di sopravvivere senza dover dipendere dalla gestione altrui, priva di vero interesse per la cittadina che non fosse quello daziario e fiscale.
Il desiderio di emancipazione religiosa portò alla richiesta da parte degli abitanti della costruzione di una Chiesa. Fu Don Francesco Gagliano,sacerdote di Trecastagni e proprietario di parecchi terreni della contrada Cella a contribuire economicamente alla costruzione della Chiesa terminata nel 1736 e dedicata alla Vergine  SS . della Provvidenza.

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Il 29 Maggio 1753 mons. Galletti dopo aver letto analizzato il rapporto del sacerdote Gulli e Paola emise l’atto ufficiale di erezione a “parrocchiale”. Era così di fatto riconosciuta l’esistenza di quella comunità sorta nelle pendici orientali dell’ Etna.
Tuttavia questa situazione diminuiva il potere religioso dell’arciprete di Trecastagni così dopo la morte di Galletti il nuovo vicario generale ordinò che le carte matrimoniali della nuova parrocchia fossero vistate dall’arciprete di Trecastagni. Praticamente la cittadina continuava ad essere sotto la giurisdizione di Viagrande e Trecastagni, fatto che creò malcontento tra i cittadini.
Queste vicende portarono i cappellani a pensare che una Chiesa più grande, più bella e più ornata avrebbe dato alla popolazione  motivo di orgoglio ed emancipazione  religiosa ed anche civile. Di conseguenza a partire dal 1768 e sino al 1816 si completò una Chiesa costruita solo con l’entusiasmo e senza nessun mezzo economico quindi senza basi ferme, informe e dall’interno alquanto sproporzionato e precario.
Nell’estate del 1787 l’Etna diede il suo contributo; una enorme nuvola, uscita dal cratere centrale lasciò cadere nelle fertili campagne etnee una continua pioggia di fine sabbia e di sassolini vulcanici.
Ma era soltanto l’inizio, il 1° Giugno 1792 iniziò una grande eruzione: si aprì una bocca sopra la zona del Trifoglietto, a 1900 m, la lava cominciò a bruciare i boschi di Cassone ed i rigogliosi pometi e vigneti. Vedendo quel fiume di lava  furono evacuati tutti i palmenti e le casupole poste lungo le direttrici della lava, in paese intanto gli abitanti imploravano Dio e chiedevano che fosse portato a Zafarana il Velo di S. Agata, richiesta che fu accettata, ma che ebbe nessuna influenza sulla corrente lavica che proseguì il suo percorso.
Il cappellano Don Giuseppe Licciardello in un impeto di grande fede radunò tutto il popolo davanti alla piccola chiesa ed incitò tutti i fedeli ad andare verso la lava portando in processione la statua della Madonna della Provvidenza.
Così tutto il popolo si incamminò verso la colata che, avanzando velocemente, si era già portata vicino all’attuale ingresso sud del paese. Il cappellano tremante ma decisamente fermo nella sua fede dispose che la statua della Madonna fosse posta lungo la direttrice della colata lavica. La lava non bruciò la Madonnina, deviò il suo percorso e rallentò fino a fermarsi del tutto.
Il 28 Giugno 1793 Zafarana era salva.
Nel 1811, dopo una serie continua di petizioni al sovrano e grazie all’opera del principe di Villafranca, la cittadina ottenne la Corte Capitaniale, fatto che costituì una prima vittoria nella lunga controversia per ottenere l’autonomia dalle due città vicine suddette.
Il 20 febbraio 1818 un sisma colpì diversi versanti dell’Etna con tragiche conseguenze nel territorio della Zafarana. La sera del 20 febbraio la Chiesa della Madonna della Provvidenza, angusta ed innalzata con precarietà, traboccava di uomini inginocchiati e stanchi, all’improvviso la scossa e il crollo di tutta la volta anteriore della chiesa causando tantissime vittime.
Il dibattito sull’emancipazione amministrativa, che per tutto il 1818 era stato soppiantato dai più urgenti e pressanti problemi legati alla ripresa della vita negli anni post-terremoto, nel 1819 riprese vigore.
Dopo anni, la lotta amministrativa ebbe il suo culmine positivo nel 1826 quando con un decreto Francesco I re delle Due Sicilie costituì il nuovo comune di Zafferana.
Dopo il 1826 e più recentemente all’inizio degli anni ‘30 ebbe inizio, sulla spinta delle famiglie egemoni del paese (Sciuti, Bonanno, Longo) un processo di allargamento dei confini territoriali comunali che si concluse negli anni antecedenti all’Unità d’Italia e che si diresse contro tutti i centri limitrofi in considerazione del fatto che il comune di Zafferana territorialmente era stato costituito con terreni staccati da tutti i comuni vicini, principalmente Viagrande e Trecastagni.
Inizialmente il comune fu formato dalla “Zafarana”, dal quartiere occidentale di Ballo, dalla popolosa contrada di Rocca d’Api, dal villaggio di Sarro e dalle parti occidentali degli altri centri di Pisano e Bongiardo.

Con una lotta giuridico-amministrativa decisa ed anche spregiudicata, soprattutto nelle richieste territoriali, il gruppo cittadino al potere riuscì ad incorporare negli anni ’30 tutto Pisano, l’intero Bongiardo e la parte Occidentale di Fleri sino ad allora appartenenti rispettivamente ad Aci Sant’Antonio, Filippo e a Trecastagni; la contrada del Cancelliere e negli anni ’50 tutto il resto del villaggio Fleri. A questo punto il comune di Zafferana risultava uno dei più popolati (3543 abitanti) ed estesi territorialmente dei comuni di cui dipendeva  all’inizio del XIX secolo.
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Dopo l’Unità d’Italia facevano parte del comune la Zafferana che aveva riunito le contrade di Ballo, Cancelliere e Rocca D’Api, Pisano, Fleri e  Bongiardo. Quest’ultimo borgo cercò in tutti i modi di staccarsi da essa riuscendovi nei primi decenni del’900.

Oggi il Comune di Zafferana Etnea possiede uno dei territori più vasti della Provincia di Catania (76,12 km²), e si estende da quota 560 m a 3350 m circa s.l.m., contando all’incirca 9.000 abitanti.